Archive for Maggio 2007

Una lettera ed una poesia.

Giovedì, Maggio 31st, 2007

Cara Rossella,

ho visitato il tuo sito. Mi è piaciuto e sono veramente felice nel sapere che le mie poesie sono di tuo gradimento. Spero solo di non deludere, adesso, chi mi guarda e aspetta quella maturazione che, si sa, verrà  col tempo. Sicuramente gli stimoli per andare avanti e crederci ci sono. Matteo D’Ambrosio, mio professore di critica letteraria, mi presentò Enrico due anni fa, dopo aver letto i testi che gli inviai a seguito di alcune nostre discussioni. Enrico mi ha insegnato moltissime cose e gli sarò per sempre grato. Il laboratorio è un momento importante di confronto e crescita per tutti coloro che ne fanno parte e ci permette di avere rapporti con la società  in modo diretto e proficuo. La libreria Treves, poi, è il luogo giusto in cui emerge la sintesi del lavoro di ricerca, dell’esperienza della/e lettura/e e della pratica poetica. Esperienze passate e presenti si incontrano e nasce quel clima di interferenze che fa tanto bene alla poesia e alla vita di tutti noi. Il tuo sito può, allora, abbracciare tutto questo insieme a tante altre testimonianze che magari, noi più giovani, non conosciamo e ci offre spazio virtualmente reale per la nostra poesia, così difficile da trovare e conquistare in questa società  contemporanea.

 

sono sogni di sabbia

sono solo gli sguardi ciechi

di un sordo

che pensa e pesa il tempo

che passa

con le sue mani schiuse

al ritorno dell’alba.

Pasquale Tabacchino.

Mercoledì, Maggio 30th, 2007

Benvenuti amici,

allora, ieri a piazza del Plebiscito mi pare sia andata proprio bene; il laboratorio di poesia del Comitato di Napoli della Società  Dante Alighieri, diretto dal poeta Enrico Fagnano, ha dato buoni frutti.

Gli “studenti” hanno letto loro testi, e le loro voci poetiche sono parse piuttosto solide, alcune più mature di altre, ma nel complesso tutte di buon livello.

Io ho un debole per la poesia di Pasquale Tabbacchino, e per quella delicata e drammatica di Annalisa Parente.

Ieri ho scoperto poi la scrittura tersa di Ida Grasso, il ritmo ondivago di Marisa Mineo, e la raffinata struttura stilistica di Paola Santucci.

I giovani poeti Delio Salottolo e Fabio Rocco Oliva poi hanno addirittura fondato una rivista che autoproducono! Leggerò la copia che mi hanno donato e la commenterò sul blog, intanto vi anticipo che si chiama LABAUT , e si può trovare alla libreria Treves in piazza del Plebiscito.

E proprio Rino De Martino, il libraio ideale, voglio profondamente ringraziare, lui che con la sua Associazione Culturale del Plebiscito ci ha regalato uno splendido luogo della poesia, proprio fuori dalla sua libreria sotto i portici della scenografica piazza del Plebiscito.

Intanto tra ieri e oggi ho ricevuto tanti testi inediti da pubblicare, e lo faccio con grande onore, felice che questo spazio sia NOSTRO.

Onirica

Ancora vieni qualche volta,
incedi tra mattoni di memoria
franti dal tempo e ricomposti nella visuale
dei demoni cubisti della notte.
E quando avanzi cedono
le muffe dell’inverno del pensiero,
lungo sentieri brulli mai percorsi
di boschi misteriosi
le tinte scolorate si ravvivano,
gemmano i rami d’alberi deformi;
poche parole dici
e sono calamai di sapienza,
i popoli ciarlieri dei miei incubi
sgomenti si dileguano
davanti all’odor tuo di rara essenza.

Lino Lista

 

M’infiamma il desiderio
e brillano i miei occhi.
Sistemo la morale nel primo cassetto che trovo,
mi muto in demonio,
e bendo gli occhi dei miei angeli
per
un bacio.

Maram Al Masri, poetessa iraniana
 

Nominare

Siamo usciti in questo agosto

mitigato da lontane perturbazioni,

in attesa di altre epifanie e lunazioni

si sono aperti alcuni negozi della città 

come luoghi di parco

nel bere un te freddo per i nostri  corpi.

Un altro agosto è come un rifugio

che si ripete feriale per dormire,

toccare la morte con mano

anche dei soldati postmoderni.

Se tu ti avvicini a me

nella Villa Floridiana per dirmi

di un fiore rosa appena

sbocciato molto raro

di cui hai dimenticato il

nome letto su Internet.

Allora da questa dimenticanza

gli ho dato poeticamente

il nome tuo e sarebbe bello

poter dimenticare

anche il nome casa,

magari collettivamente

e ricostruirlo, ricrearlo,

giocando alla nuova vita nel nostro

condominiale giardino di margherite.

Raffaele Piazza

Segnali di pace, o “della Poesia”.

Venerdì, Maggio 18th, 2007

La poesia è -io spero essa sia- un’incisione, un segno profondo, una fessura nella superficie coriacea del mondo umano, un taglio spiraglio sulla pelle inaridita della vita senza più scandalo che è l’oggi.

La poesia per me stessa è solo la mia natura, una qualità  fortuita come il colore azzurro degli occhi che mi è piaciuto aver ricevuto in dono dalla natura, sebbene io ami tutti gli occhi, tutti i loro sguardi di ogni colore: allo stesso modo amo la poesia e l’arte, la scienza e la musica, la natura e l’architettura, amo ogni espressione della natura e dell’uomo, il mescolarsi di leggi universali ed intelligenza umana, i segni di questo eterno dialogo. E un segno è per me la parola scritta.

Incisione, miniatura che richiede la fatica di vedere le piccole cose, bassorilievo degli istanti trascurati, e canto che emette segnali di pace. Questo io credo possa essere la poesia per chiunque altro, e per me, quando la incontro e la leggo e la sento.

E i miei poeti, e tutti gli amici poeti e tutti i poeti che conosco solo sul foglio, loro sono gli incisori, gli artigiani preziosi, i coltivatori diretti del sogno di vivere la vita da svegli, con attenzione.

La mia poesia è per dire sì al pensiero, sì all’azione, sì alla compagnia, sì all’avventuroso operoso viaggio dell’ essere al mondo.

La mia poesia è per dire no al male che è la guerra, l’affamare l’uomo, il violentare la terra, e poi dopo concludere che allora Dio non esiste.

La mia poesia è per dire che l’uomo ha gli occhi, le mani, la testa ed il cuore ed il libero arbitrio. E può ancora saperli utilizzare tutti, questi ingegnosi strumenti.

E incidere.