Pasquale Vitagliano

 

Pasquale Vitagliano è nato a Lecce nel 1965 è laureato in Scienze Politiche e Giurisprudenza, ha seguito la Scuola di Giornalismo “Gino Palumbo” della Rizzoli Corriere della Sera di Milano ed è stato redattore-stagista presso il «Corriere della Sera». E’ giornalista pubblicista,  e scrive (anche)  poesie: alcune sono apparse su “Rottanordovest”, “Erodiade”, “Lapoesiaelospirito”, “Nazione Indiana”. E’ stato finalista del premio di poesia Città di Procida nel 2003. Menzione speciale nel 2005 al Premio di Poesia Lorenzo Montano Città di Verona. Nel 2006 segnalato nello stesso premio. Con i suoi versi è presente in diverse Antologie edite da LietoColle. Critico letterario per diverse riviste locali e nazionali. Presente nel nucleo originario della Redazione (2000-2006) di Italialibri, nel 2006 ha curato l‘Antologia della Poesia Erotica contemporanea per la sezione riservata a ItaliaLibri.

Ed oltretutto Pasquale Vitagliano ha vissuto la sua infanzia ed adolescenza tre piani sotto la mia casa a Terlizzi, è stato mio compagno di giochi, e naturalmente il primo grande amico di una scolaretta delle classi elementari magrolina e sognatrice quale ero io.

I parallelismi non sono terminati, io e Pasquale facciamo anche lo stesso lavoro, quello che ci da’ il pane intendo. Per vivere poi, scriviamo poesia.


Odora di gelo

morente all’imbrunire

l’inaspettato

bacio della pace,

che ti veste

dalla testa ai piedi

di quello che occorre

per uscire fuori. 

Quando sparisce il freddo,

si scioglie il dolore,

quando il sonno

non si spezza più.

Allora, puoi uscire fuori.

 

Veleggiare

Questa parola

ho scoperto

tra i piombi dorati

di un parrucchiere-per-signora,

mentre evadeva

dalla sua mestizia.

E dietro trascinava

l’eco di un profumo,

essenza di una scomparsa beatitudine.

 

Cretto sul corpo

Getto un cretto di bava

sulle faglie di un corpo di cava,

per coprire le murate glauche,

per seppellire le seppie fondamenta. 

Non è una opera imperitura sul corpo,

non è lucore quello che si vede dall’alto,

se ci stai dentro, un dedalo appare, un greto

cieco che non saprà mai dirti perché il dolore.

 

       La camera oscura

 

Ho dato un volto alla camera oscura.

In essa ho trovato un corpo indimenticabile.

Gli ho toccato i capelli morbidi e caldi,

lunghi come nient’altro,

neri e intriganti come la notte.

Ho incrociato due occhi profondi

e accesi come due lune.

Ho trovato bellezza.

Ho messo dolcezza e amore

nella  camera oscura.

Alla fine il volto, la bellezza, l’amore,

tutto è sparito.

Solo la camera oscura

è rimasta:

più brutta e insopportabile

di prima.

Puntuale come un pendolo,

prevedibile e insensibile.

 

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